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Parole, parole, parole

giovedì, 26 novembre 2009

Per il messaggio precedente sono stato ripreso, anche con la testimonianza da linguisti illustri. Ohibò! “Stronzo!” si può dire! si può dirissimo! È nobile vocabolo longobardo (“escremento di cane di forma cilindrica” lo definisce il prof. Bonfante nel suo Latini e Germani in Italia).

Anche “cancro” è parola antichissima, “ti venga un cancro” è un’espressione forte, ma normalmente usata nel linguaggio corrente.

Quindi il Ministro La Russa ha fatto bene a dire a un tizio mai visto né conosciuto “Ed io spero che le venga un cancro…”!

Viviamo in un clima di violenza verbale senza precedenti. Io frequento abitualmente un gruppo di discussione,
it.istruzione.scuola, in cui alcuni tizi di destra imperversano con kilometrici messaggi, alternando sconclusionate lodi al Berlusca a tiritere di insulti ai non berlusconiani. È una specie di matra autoipnotico, in cui auguri di pronta ma dolorosa morte sono condimento indispensabile alle loro sputacchianti esternazioni. Oggi apro le gnùs, e uno di questi se ne esce con due messaggi. In uno estende l’augurio di tumore mortale a tutti i “komunisti” (e vi risparmio gli epiteti appiccicati a questo termine); nell’altro augura alle donne malmenate a Milano nel corso di una manifestazione femminista di essere, nientemeno! prontamente portate in caserma dai tutori dell’Ordine e stuprate per le vie brevi.

Due messaggi su due, il 100% della comunicazione, era di questo tenore.

Non venitemi a parlare di “linguaggio quotidiano”, di “non politicamente corretto”, di “trasgressione”… Siamo troppo vicini all’ex Jugoslavia per non sapere che dall’augurio di stupro allo stupro etnico, dall’augurio di morte alle fosse comuni, dalla trasgressione verbale alla macelleria etnica il passo è breve. Chi abitualmente augura la morte a destra e a manca protetto da un nick non troverà molto strano distribuire generosamente la morte ai vicini di casa protetto dalla divisa di una qualche improvvisata milizia.

Numeri, e stranieri

domenica, 28 giugno 2009

Dal rapporto INAIL pubblicato in questi giorni emerge che nel 2008 sono stati denunciati 44 casi di incidenti sul lavoro ogni 1000 lavoratori stranieri contro 39/1000 per gli italiani.

È probabile che il dato relativo agli stranieri sia sottostimato, a causa di una maggior frequenza di incidenti non denunciati. È quindi significativo il numero degli incidenti mortali, che sono molto più difficili da nascondere. Infatti, mentre per quanto riguarda il totale degli incidenti quelli a carico dei lavoratori stranieri sono il 16,4%, nel caso degli incidenti mortali il dato sale al 25%.

Da questi dati si può ricavare una conclusione molto chiara.

Gli stranieri sono molto più distratti degli italiani.

E non dite che questi sono discorsi razzisti: sono numeri, eh.